di Roberto Alicandri
La musica, nella vita di un cantautore, non è mai soltanto una forma espressiva. È un luogo in cui la parola cambia peso, in cui il pensiero trova ritmo, in cui l’esperienza si trasforma in racconto. Per Jovanotti questo spazio coincide da sempre con un movimento continuo, fisico e interiore, che attraversa strade, incontri, paesaggi e stati d’animo.
Dentro questa traiettoria si inserisce "Poesie da viaggio", in uscita il 5 maggio, che arriva dopo "Poesie da spiaggia" come un naturale spostamento di prospettiva.
Se il primo nasceva da una dimensione sospesa, quasi contemplativa, il nuovo lavoro si muove lungo una linea più dinamica, dove il viaggio diventa esperienza viva, attraversamento, ricerca.
"Poesie da viaggio" è un’idea semplice e potente. Un’antologia pensata per accompagnare chi la legge, da tenere nello zaino, in valigia, in tasca, come una piccola bussola. Non per orientarsi nello spazio, ma dentro se stessi. Nella prefazione Jovanotti parla di viaggio come pellegrinaggio, un cammino che ha qualcosa di intimo, quasi di necessario. E in questo senso ogni poesia diventa movimento, ogni pagina uno spostamento.
Dentro il libro non c’è una direzione unica. Si passa dall’Itaca di Kavafis al viaggio di Ulisse, dalle visioni di Enoc alle montagne di Milarepa, fino al Giappone essenziale di Bashō. Poi c’è l’Italia, raccontata da voci diverse, la Guinea di Pasolini, la Siena di Luzi, la Milano di Milo De Angelis, l’autostrada della Cisa di Sereni, la Casarola di Bertolucci, la luna di Quasimodo. Un insieme libero, a tratti imprevedibile, che non segue schemi rigidi ma si affida alle suggestioni.
Il valore di questo progetto però non sta solo nelle pagine. Sta in quello che accade fuori dal libro. Ogni giovedì, sull’app del Jova Summer Party, esce una nuova puntata di Radiosoleluna e, dentro quel flusso fatto di musica e parole, Jovanotti legge una poesia tratta proprio da questa raccolta.
È un gesto semplice, ma tutt’altro che scontato. Significa portare la poesia dove di solito non arriva, dentro un ascolto quotidiano, accessibile, condiviso. In un Paese in cui si legge poco e la poesia viene spesso percepita come distante, inserirla in un contesto popolare è un modo concreto per restituirle spazio e voce.
Qui non c’è nostalgia e non c’è nemmeno un’operazione costruita a tavolino. C’è piuttosto la scelta di usare la propria visibilità per aprire una possibilità diversa. Dire, senza proclami, che la poesia può ancora parlare a tutti.
Quando Jovanotti scrive che la poesia è la cosa più umana che c’è, come la musica, sta indicando una direzione. Questo progetto tiene insieme proprio questo, profondità e semplicità, senza semplificare.
Alla fine resta un invito, molto concreto. Fermarsi un attimo, ascoltare, leggere e accorgersi che, anche oggi, le parole possono ancora portarci lontano.
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